Tutti a Rio 
Possiamo solo immaginare quale grande soddisfazione avrebbe potuto essere per Torben Grael arrivare primo nella baia della sua Rio de Janeiro e quanto abbia spinto per riuscirci. Purtroppo non è andata così. E' arrivato 2° dopo Ericsson 3. L’accoglienza è stata comunque degna di un grande campione che torna a casa.
Si è conclusa quindi in questo passato week-end la tappa più lunga della Volvo Ocean Race.
Ma vediamo come è andata questa interminabile tappa.
La regata parte il 15 febbraio da Quing Dao, Cina, e subito Torben Grael su Ericsson 4 si porta in testa. Lo segue Puma. Green Dragon sta per essere raggiunta. Verrà poi superata da Telefonica Blue che aveva subito la rottura del bulbo urtando una secca appena fuori dal porto ed era tornata indietro per riparazioni riportando ben 19 ore di ritardo. Ericsson 3, arrivata in Cina con un serio danno allo scafo all’altezza del mascone di sinistra, è stata riparata velocemente ed è ripartita subito senza neanche un minimo di riposo dalla tappa precedente che, come ricordiamo è stata una delle più massacranti (vedi articolo su http://www.gentlebreeze.info/ ).
Ericsson 4 vola sulle onde con grandi planate in un mare invernale molto difficile a sud del Giappone. Puma rompe la ruota del timone. La flotta dopo 6 giorni esce dal freddo inverno dell’emisfero nord per avvicinarsi al tropico. Le barche macinano tra le 400 e le 500 miglia sulle 24 ore. Le calme equatoriali si fanno preannunciare con un rapido innalzamento della temperatura del mare, i venti si affievoliscono e le piogge sono scrosci d’acqua tiepida. In avvicinamento alle Isole Marianne le prime tre barche sono distribuite su un tratto di 80 miglia mentre Green Dragon, che ha preferito puntare più a oriente, ha perso “terreno” posizionandosi a circa 260 miglia dal primo.
Si accende a questo punto il duello tra Ericsson 4 e Puma, distanziate solo 8 miglia l’una dall’altra. L’obbiettivo è quello di raggiungere il primo scoring gate, il 36° parallelo, e portare a casa qualche punto. Ricordiamo che gli scoring gate sono "traguardi virtuali" tracciati in alto mare su latitudini o longitudini intermedie e che permettono di attribuire 4 punti al primo, 3,5 al secondo, 3 al terzo e via così.
La tattica di Green Dragon di portarsi tutto a est, percorrendo una rotta più corta rispetto agli altri che vanno verso sud, comincia a dare i suoi frutti. Nelle ultime ore ha recuperato più di 120 miglia sullo svantaggio che aveva superando Telefonica Blue e recupererà ancora perché sarà la prima ad incontrare i venti da Nord Est che le faranno allungare il passo.
Al 12 giorno di navigazione ecco le Isole Fiji dove la flotta si divide. C’è chi passa nel mezzo e chi le tiene a sinistra. Al 18° giorno ecco la Nuova Zelanda dove le barche passeranno quasi in gruppo molto vicine alla punta più orientale. Mentre continua la discesa verso Sud-Est gli skipper dovranno tener conto dei 2 passaggi obbligati: l’ice-gate 1 Ovest e l’ice-gate 2 Est. Questi sono due “cancelli”, linee tracciate su paralleli a basse latitudini stabilite dall’organizzazione VOR per evitare che le barche scendano troppo a sud andando a navigare in acque pericolose per la presenza di iceberg. Qui ricominciano le navigazioni impegnative nel grande Oceano Australe dove si incontreranno i “quaranta ruggenti”. Nella navigazione che porta la flotta verso l’ice gate Ericsson 3 passa in vantaggio mentre Telefonica Blue rompe lo strallo di prua e solo per la prontezza di riflessi del timoniere l’albero non cade sulla coperta. Una decisione cruciale si impone per lo skipper Bowe Bekking: proseguire con una sistemazione di fortuna o rientrare in Nuova Zelanda per le riparazioni. Decidono di reggere l’albero con drizze di emergenza, una decisione folle per un comune mortale ma non per un equipaggio VOR che in queste condizioni deve affrontare il tratto più duro di questa regata intorno al mondo.
Aksen Mafdahl il navigatore di Ericsson 3 indovina l’aggancio ad un sistema meteo che lo porterà ad inanellare una serie di perturbazioni che, una dietro l’altra, spingeranno la barca a grande velocità verso Capo Horn. Tenendo medie di 25 nodi stacca il rivale Ercsson 4 di ben 150 miglia. Il gioco si sta facendo veramente duro. Ormai tutte le barche vanno a cercare perturbazioni dove il vento soffia normalmente tra i 35 e i 50 nodi in questa parte del sud Pacifico simpaticamente chiamata la zona dei “cinquanta urlanti”, dove "cinquanta" è la latitudine mentre "urlanti" rende bene l'idea di come soffi il vento.
Capo Horn è un altro scoring gate tracciato sul meridiano del Capo. Attribuisce 4 punti in classifica a chi lo passa per primo. Il sistema meteo che spinge le barche verso il Capo è tra i più violenti di questa regata. Le barche viaggiano con randa terzarolata e fiocco di trinchetta scendendo in surfata da onde altre fino a 9 metri ad una velocità di 30 nodi. Frequenti sono le strapuggiate da brivido dove si rischia di perdere il controllo della barca. Capo Horn: al passaggio del Mito è grande l’emozione anche per marinai di questo calibro. Il passaggio del capo è come un giro di boa e se la strada per Rio è ancora molto lunga cominciare a risalire per andare verso climi più miti è una gran carica per gli equipaggi. Al Capo la situazione è: Ericsson 3 davanti a tutti seguito da Ericsson 4 a 45 miglia, Puma a 170, Green Dragon a 245 e Telefonica Blue a 770. Telefonica a causa del suo strallo non può forzare più di tanto e perde sempre più miglia.
Risalita la Patagonia Argentina, passato l’estuario del Rio della Plata, le alte pressioni e i venti leggeri rallentano l’andatura, l’ETA (Estimated Time of Arrival) si allunga di qualche giorno mettendo in crisi la cambusa delle barche. Dai 34/35 giorni previsti per questo tappone si passerà a 40/42 giorni . Le razioni di cibo degli ultimi 5 giorni saranno ridottissime. Qualcuno tenterà anche di pescare per avere proteine fresche. In questo ultimo tratto l’opzione che si giocheranno gli skipper è quella di navigare o sotto costa o in mezzo all’Atlantico. Chi avrà scelto la prima soluzione si troverà piantato in un sistema di venti deboli. Come Green Dragon che, penalizzato da questa scelta, percorrerà 60 miglia mentre gli altri ne avranno percorse quattro volte tanto. Ad un centinaio di miglia da Rio le barche attuano lo “Stealth Play” (modalità nascosta). Si spengono gli strumenti di posizionamento per non essere visti dagli avversari e attuare le proprie strategie senza essere visti. Questa modalità si interrompe per regolamento a 50 miglia dall’arrivo. Per come erano disposte le barche ormai le posizioni erano già ben definite e non ci saranno cambiamenti nell’ordine d’arrivo alla riaccensione degli strumenti. Dopo 40 giorni, 5 ore e qualche minuto, Ericsson 3 taglia la linea d’arrivo ed entra nella Baia di Rio de Janeiro in una bella mattinata di sole, mentre Ericsson 4 è ancora oscurata, il che significa che è ad oltre 50 miglia. Puma è a poco più di 100 miglia. Green Dragon e Telefonica Blue, rispettivamente a a 520 e a 700 miglia di distanza, arriveranno 2 giorni dopo. Grande soddisfazione dello skipper di Ericsson 3, Magnus Olson, veterano 60enne, e di tutto il suo equipaggio che guadagnano gli 8 punti di questa eccezionale e sofferta tappa di 12.300 miglia dalla Cina al Brasile.

Possiamo solo immaginare quale grande soddisfazione avrebbe potuto essere per Torben Grael arrivare primo nella baia della sua Rio de Janeiro e quanto abbia spinto per riuscirci. Purtroppo non è andata così. E' arrivato 2° dopo Ericsson 3. L’accoglienza è stata comunque degna di un grande campione che torna a casa.
Si è conclusa quindi in questo passato week-end la tappa più lunga della Volvo Ocean Race.
Ma vediamo come è andata questa interminabile tappa.
La regata parte il 15 febbraio da Quing Dao, Cina, e subito Torben Grael su Ericsson 4 si porta in testa. Lo segue Puma. Green Dragon sta per essere raggiunta. Verrà poi superata da Telefonica Blue che aveva subito la rottura del bulbo urtando una secca appena fuori dal porto ed era tornata indietro per riparazioni riportando ben 19 ore di ritardo. Ericsson 3, arrivata in Cina con un serio danno allo scafo all’altezza del mascone di sinistra, è stata riparata velocemente ed è ripartita subito senza neanche un minimo di riposo dalla tappa precedente che, come ricordiamo è stata una delle più massacranti (vedi articolo su http://www.gentlebreeze.info/ ).
Ericsson 4 vola sulle onde con grandi planate in un mare invernale molto difficile a sud del Giappone. Puma rompe la ruota del timone. La flotta dopo 6 giorni esce dal freddo inverno dell’emisfero nord per avvicinarsi al tropico. Le barche macinano tra le 400 e le 500 miglia sulle 24 ore. Le calme equatoriali si fanno preannunciare con un rapido innalzamento della temperatura del mare, i venti si affievoliscono e le piogge sono scrosci d’acqua tiepida. In avvicinamento alle Isole Marianne le prime tre barche sono distribuite su un tratto di 80 miglia mentre Green Dragon, che ha preferito puntare più a oriente, ha perso “terreno” posizionandosi a circa 260 miglia dal primo.

Si accende a questo punto il duello tra Ericsson 4 e Puma, distanziate solo 8 miglia l’una dall’altra. L’obbiettivo è quello di raggiungere il primo scoring gate, il 36° parallelo, e portare a casa qualche punto. Ricordiamo che gli scoring gate sono "traguardi virtuali" tracciati in alto mare su latitudini o longitudini intermedie e che permettono di attribuire 4 punti al primo, 3,5 al secondo, 3 al terzo e via così.

La tattica di Green Dragon di portarsi tutto a est, percorrendo una rotta più corta rispetto agli altri che vanno verso sud, comincia a dare i suoi frutti. Nelle ultime ore ha recuperato più di 120 miglia sullo svantaggio che aveva superando Telefonica Blue e recupererà ancora perché sarà la prima ad incontrare i venti da Nord Est che le faranno allungare il passo.
Al 12 giorno di navigazione ecco le Isole Fiji dove la flotta si divide. C’è chi passa nel mezzo e chi le tiene a sinistra. Al 18° giorno ecco la Nuova Zelanda dove le barche passeranno quasi in gruppo molto vicine alla punta più orientale. Mentre continua la discesa verso Sud-Est gli skipper dovranno tener conto dei 2 passaggi obbligati: l’ice-gate 1 Ovest e l’ice-gate 2 Est. Questi sono due “cancelli”, linee tracciate su paralleli a basse latitudini stabilite dall’organizzazione VOR per evitare che le barche scendano troppo a sud andando a navigare in acque pericolose per la presenza di iceberg. Qui ricominciano le navigazioni impegnative nel grande Oceano Australe dove si incontreranno i “quaranta ruggenti”. Nella navigazione che porta la flotta verso l’ice gate Ericsson 3 passa in vantaggio mentre Telefonica Blue rompe lo strallo di prua e solo per la prontezza di riflessi del timoniere l’albero non cade sulla coperta. Una decisione cruciale si impone per lo skipper Bowe Bekking: proseguire con una sistemazione di fortuna o rientrare in Nuova Zelanda per le riparazioni. Decidono di reggere l’albero con drizze di emergenza, una decisione folle per un comune mortale ma non per un equipaggio VOR che in queste condizioni deve affrontare il tratto più duro di questa regata intorno al mondo.

Aksen Mafdahl il navigatore di Ericsson 3 indovina l’aggancio ad un sistema meteo che lo porterà ad inanellare una serie di perturbazioni che, una dietro l’altra, spingeranno la barca a grande velocità verso Capo Horn. Tenendo medie di 25 nodi stacca il rivale Ercsson 4 di ben 150 miglia. Il gioco si sta facendo veramente duro. Ormai tutte le barche vanno a cercare perturbazioni dove il vento soffia normalmente tra i 35 e i 50 nodi in questa parte del sud Pacifico simpaticamente chiamata la zona dei “cinquanta urlanti”, dove "cinquanta" è la latitudine mentre "urlanti" rende bene l'idea di come soffi il vento.
Capo Horn è un altro scoring gate tracciato sul meridiano del Capo. Attribuisce 4 punti in classifica a chi lo passa per primo. Il sistema meteo che spinge le barche verso il Capo è tra i più violenti di questa regata. Le barche viaggiano con randa terzarolata e fiocco di trinchetta scendendo in surfata da onde altre fino a 9 metri ad una velocità di 30 nodi. Frequenti sono le strapuggiate da brivido dove si rischia di perdere il controllo della barca. Capo Horn: al passaggio del Mito è grande l’emozione anche per marinai di questo calibro. Il passaggio del capo è come un giro di boa e se la strada per Rio è ancora molto lunga cominciare a risalire per andare verso climi più miti è una gran carica per gli equipaggi. Al Capo la situazione è: Ericsson 3 davanti a tutti seguito da Ericsson 4 a 45 miglia, Puma a 170, Green Dragon a 245 e Telefonica Blue a 770. Telefonica a causa del suo strallo non può forzare più di tanto e perde sempre più miglia.
Risalita la Patagonia Argentina, passato l’estuario del Rio della Plata, le alte pressioni e i venti leggeri rallentano l’andatura, l’ETA (Estimated Time of Arrival) si allunga di qualche giorno mettendo in crisi la cambusa delle barche. Dai 34/35 giorni previsti per questo tappone si passerà a 40/42 giorni . Le razioni di cibo degli ultimi 5 giorni saranno ridottissime. Qualcuno tenterà anche di pescare per avere proteine fresche. In questo ultimo tratto l’opzione che si giocheranno gli skipper è quella di navigare o sotto costa o in mezzo all’Atlantico. Chi avrà scelto la prima soluzione si troverà piantato in un sistema di venti deboli. Come Green Dragon che, penalizzato da questa scelta, percorrerà 60 miglia mentre gli altri ne avranno percorse quattro volte tanto. Ad un centinaio di miglia da Rio le barche attuano lo “Stealth Play” (modalità nascosta). Si spengono gli strumenti di posizionamento per non essere visti dagli avversari e attuare le proprie strategie senza essere visti. Questa modalità si interrompe per regolamento a 50 miglia dall’arrivo. Per come erano disposte le barche ormai le posizioni erano già ben definite e non ci saranno cambiamenti nell’ordine d’arrivo alla riaccensione degli strumenti. Dopo 40 giorni, 5 ore e qualche minuto, Ericsson 3 taglia la linea d’arrivo ed entra nella Baia di Rio de Janeiro in una bella mattinata di sole, mentre Ericsson 4 è ancora oscurata, il che significa che è ad oltre 50 miglia. Puma è a poco più di 100 miglia. Green Dragon e Telefonica Blue, rispettivamente a a 520 e a 700 miglia di distanza, arriveranno 2 giorni dopo. Grande soddisfazione dello skipper di Ericsson 3, Magnus Olson, veterano 60enne, e di tutto il suo equipaggio che guadagnano gli 8 punti di questa eccezionale e sofferta tappa di 12.300 miglia dalla Cina al Brasile.

La classifica ora è:
Ericsson 4 a 63,5 punti
Puma a 53 punti
Telefonica Blue 46,5 punti
Ericsson 3 a 43,5 punti
Green Dragon a 34,5 punti
Telefonica Black 21 ( non è partito )
Delta Lloyd 12 ( non è partito )
Team Russia 10,5 ( non è partito )
Le foto sono di:
Dave Kneale/Volvo Ocean Race
Gabriele Olivo/ Telefonica Blue/Volvo Ocean Race
Guy Salter/Ericsson4/Volvo Ocean Race
Guo Chuan/Green Dragon/Volvo Ocean Race